Compagnia portuale civitavecchia

Posted on settembre 21 2009 by admin

Enrico Luciani è Presidente della Compagnia Portuale di Civitavecchia.

Di seguito un articolo esplicativo dell’esperienza vissuta:

La Compagnia Portuale di Civitavecchia: l’utopia che diventa realtà. -

Da circa una decina di anni è aumentata a dismisura l’organizzazione del lavoro attraverso la creazione di  Cooperative, ma è sotto gli occhi di tutti che hanno perso il loro significato originario: quello del lavoratore che si riappropria della sua forza lavoro divenendo egli stesso proprietario dei mezzi di produzione, in risposta allo sviluppo dell’impresa padronale.

Tutto questo nelle cooperative non c’è più, il guadagno viene ripartito tra i pochi soci fondatori, le condizioni dei lavoratori sono pessime, i salari bassissimi, le garanzie praticamente nulle.

In questo tristissimo panorama costituisce un’eccezione la Compagnia Portuale di Civitavecchia.

Nel 1897 la condizione dei lavoratori dei porti italiani erano al collasso, poiché l’economia di Civitavecchia era legata al commercio portuale la città entrò in una profonda crisi economica.

I caporali detenevano il possesso delle braccia e, per aumentare il profitto, cercarono di giocare sul ribasso dei salari, sull’aumento dei turni e delle ore lavorative, i portuali diventarono così una categoria sfruttata, precaria e senza garanzie.

In questo duro contesto prese forza da parte dei Camalli la consapevolezza che per difendere i propri diritti bisognava lottare, e la vittoria a cui tennero particolarmente fu: l’autogestione del proprio lavoro.

Questa conquista fu il frutto di un lungo sciopero iniziato il 18 gennaio 1897 che, attraverso duri scontri e molteplici manifestazioni, gettò le basi per la nascita di una Cooperativa autogestita dai lavoratori stessi che tutelasse i loro diritti.

Lo sciopero ebbe un’enorme risonanza nazionale dando i suoi frutti.

Il 21 aprile 1897 il Tribunale Civile e Penale di Civitavecchia riconobbe la nascita della Società Cooperativa Nazionale dei Lavoratori del Porto.

La Compagnia Portuale, da subito, fu sempre molto vicina alla città di Civitavecchia , infatti oltre che difendere i diritti dei lavoratori, promosse numerosissime iniziative  di sostegno alle fasce sociali più deboli, sostituendosi così allo Stato, promuovendo la solidarietà tra pari grado ed anticipando le conquiste sociali che ottennero in futuro altre categorie di lavoratori.

Nel 1938 vennero erogati a vedove ed orfani dei lavoratori portuali sussidi mensili  a carico del fondo pensioni.

Nello stesso anno venne riconosciuto il lavoro portuale come usurante quindi il pensionamento venne anticipato da 65 a 60 anni.

Nel 1939 venne istituito un fondo natalità e prestiti matrimoniali per facilitare la creazione di nuclei familiari, nello stesso anno venne estesa la Cassa Mutua Malattie con la somministrazione gratuita di medicine.

Nel 1940 venne istituito un sussidio mensile per le famiglie dei lavoratori richiamati alle armi.

Nel 1944 i lavoratori portuali presero parte attiva nell’appoggio alla popolazione  costretta a sgomberare le case a rischio di bombardamento .

Lo scopo della Cooperativa era quello di stabilire delle regole umane di lavoro oltre che un salario dignitoso, e poiché la Cooperativa era autogestita il guadagno veniva ripartito tra i lavoratori stessi.

Oggi il Console della Compagnia Portuale di Civitavecchia è il Presidente Enrico Luciani che continua a dare lustro a quello che può definirsi un simbolo delle lotte dei lavoratori che si affrancano dalle logiche del profitto.

Luciani, eletto per la seconda volta Presidente della CPC, ha fatto crescere la  Compagnia sia dal punto di vista del prestigio che della dimensione, tanto che attualmente sono stati assunti ben cento nuovi lavoratori portuali.

Ma perché la Compagnia Portuale gestita da Enrico Luciani può essere considerata un’utopia che si è fatta realtà?

Uno sguardo alla cronaca degli ultimi anni sarà utile per comprendere perché la CPC di Civitavecchia sia un esempio unico nel suo panorama.

Nel 1989 l’allora Ministro dei Trasporti Prandini emanò un decreto legge che privatizzò la manodopera del Porto, diede cioè la possibilità agli Armatori di effettuare operazioni di carico e scarico in banchina senza usufruire delle maestranze portuali un tempo rappresentate per legge dalle Compagnie Portuali: per la prima volta si infrangeva “il monopolio” del lavoro che era stato istituito dall’art. 110  del codice della Navigazione, il quale imponeva obbligatoriamente la presenza della Compagnia Portuale nelle operazioni di imbarco e sbarco delle merci.

Con questi decreti venne data agli armatori la possibilità di usufruire  quindi di imprese private.

Era la fine del lavoro autogestito.

Dopo anni di lotte da parte dei lavoratori portuali che si protrassero fino alla metà del 1992 e che furono pressoché ignorate, nel 1994 venne emanata una legge di riforma del lavoro portuale la Legge 84 che ne riscrisse la regolamentazione dando delle nuove disposizioni ancora oggi in vigore.

Queste disposizioni vedono organizzato gerarchicamente il lavoro portuale.

Il lavoro portuale per disposizione di questa legge può essere svolto da qualsiasi impresa privata e non più dalle Compagnie Portuali.

L’impresa deve utilizzare il proprio personale ed i propri mezzi.

Che fine  fanno i lavoratori della Compagnia Portuale?

Importante è l’art. 17 comma 2 della legge 84/94.

In questo articolo viene stabilito che le Compagnie Portuali possono lavorare come fornitrici di manodopera per i picchi di lavoro subentrando quando le imprese non riescono a completarlo.

Nel 1994 il lavoro nei porti diventa quindi precario per legge!

Viene privatizzato il lavoro portuale, i portuali diventano precari!

Cosa succede attualmente a Civitavecchia?

Grazie alla resistenza dei lavoratori portuali di Civitavecchia e grazie alla caparbietà del Console Enrico Luciani il lavoro portuale ridiventa autogestito.

Enrico Luciani, sempre rimanendo nei termini di legge, fa in modo che i lavoratori portuali continuino a fungere da serbatoio di tutte le imprese portuali, le quali si dotano esclusivamente di personale per le manutenzioni, ma non per la fornitura di mano d’opera per la quale la competenza ridiventa della Compagnia Portuale.

Questo progetto di Enrico Luciani ha dato grandi risultati, così facendo infatti le imprese non hanno costi aggiuntivi e la Compagnia fornisce a 360 gradi manodopera altamente qualificata e specializzata, da qui nasce il progetto h24, 360 giorni all’anno, il tutto non contravvenendo al comma 10 dell’art.17  lettera B.

Perché Luciani ha trasformato un’utopia in realtà?

Perché un tale esperimento non ha permesso la vendita dei lavoratori alla logica del mercato.

I lavoratori si sono riappropriati della loro forza lavoro, attraverso la Compagnia Portuale il guadagno viene ridistribuito tra i lavoratori e reinvestito nella Compagnia, inoltre questo esperimento voluto da Luciani ha invertito la tendenza che voleva la scomparsa delle Compagnie e del lavoro autogestito, tanto che tale modello ha permesso una continua crescita dell’organico ed un visibile ricambio generazionale, un esempio significativo: alcuni giovani lavoratori compongono la squadra di calcio della Compagnia Portuale diventata nel 2007 campione d’Italia di calcio amatoriale e quest’anno vincitrice del campionato di terza categoria.  Un modello unico in Italia.